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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

15
Apr

Dandy dell’investigazione

«L’intendente di polizia Havelock è vagamente (molto vagamente) ispirato a famosi dandy dell’investigazione come Sherlock Holmes e, più ancora, Philo Vance».

Michele Mari sul suo ultimo romanzo

14
Apr

MILANO - Lucio Dalla (1979)

Milano si mangian le lumache e son buone

Milano ci son le vecchiette nei parchetti nelle piazze che parlan di forme e volumetrie.

Milano c’è un ragazzo di 16 anni che mi dice, lo sai, la strategia della mia generazione è l’indifferenza.

Milano, anche se non c’è sempre il natale da aspettare poi c’è comunque il salone del mobile, e quando passa ci rimane sempre male

Milano a proposito di zucchero e catrame, beh ci son i quadri, le opere di Piero Manzoni fatte con il catrame. 

Milano e i suoi musei rivendono la scatoletta della merda d’artista di Piero Manzoni, in replica, a 35 euro. Anch’essa piena non si sa di che.

Milano oramai non è vicino l’europa, è propria europa, ma per fortuna ancora un po’ italiana.

Milano ci son corsi e ricorsi storici, anche corso Buenos Aires.

(Fonte: youtube.com)

9
Apr

Svetonio su Cesare e il lauro copri-calvizie

«Era, come si tramanda, di alta statura, di carnagione bianchissima, di forte membratura, faccia alquanto piena, occhi neri e fulminei, salute d’acciaio, se si eccettua che negli ultimi tempi soleva improvvisamente svenire, e che durante il sonno andava anche soggetto, a incubi. Due volte fu preso anche da attacchi epilettici mentre stava lavorando. Poneva alquanta attenzione nella cura della persona, al punto che non solo si faceva tosare e radere diligentemente, ma anche depilare; e di ciò alcuni lo biasimavano. Ma non si poteva dar pace della sua calvizie, che era argomento di motteggio ai malevoli. Perciò soleva pettinare dalla sommità della testa verso la fronte i pochi capelli; e fra tutti i decreti del Senato e gli onori resigli dal popolo, quello che accettò più volentieri e di cui fece più uso fu il privilegio di portare sempre la corona di lauro.

Dicono pure che fosse molto accurato nel vestire; portava il laticlavio con frange fino alle mani, e non si cingeva mai se non sopra di esso e con una cintura molto larga: di qui sarebbe venuto quell’avvertimento ripetuto spesso da Silla ai patrizi: “Guardatevi da questo ragazzo che si cinge male le vesti”. Dimostrò il suo amore per l’eleganza e lo sfarzo facendo distruggere completamente benché fosse oberato di debiti una sontuosa villa, che si era fatta costruire a Nemi, perché non rispondente in tutto ai suoi gusti; nelle sue campagne militari usava portarsi dietro pavimenti intarsiati ed a mosaico; collezionava pietre preziose, oggetti cesellati, statue e quadri antichi, senza badare al prezzo; spendeva molto denaro anche per comprare schiavi belli e bene educati, ma, vergognandosene, non li faceva segnare nei registri delle spese. In casa era molto severo, anche per le cose di poca importanza: una volta fece mettere in ceppi un fornaio, perché aveva servito ai commensali del pane diverso da quello dato a lui e un’altra volta punì con la morte un suo liberto, che gli era molto caro, perché aveva disonorato la moglie di un cavaliere romano».

Citato in Cesare Senza miti di Luca Canali

Marvin Gaye, ucciso da suo padre

Marvin Gaye morì il primo aprile 1984, un giorno prima del suo quarantacinquesimo compleanno: suo padre, Marvin Gay senior (il figlio aveva aggiunto una “e” al cognome di famiglia), gli sparò nel petto due volte dopo un litigio le cui ragioni ebbero probabilmente a che fare con la complessa relazione tra Gaye e suo padre, spesso geloso del successo del figlio, e col periodo di depressione, paranoia e dipendenza da droghe che Marvin Gaye stava passando.

Marvin Gay senior, un uomo molto autoritario: era stato pastore della Chiesa Ebrea Pentecostale di un sobborgo di Washington, ma lo raccontavano come un pastore piuttosto stravagante, con un debole per gli abiti femminili, per esempio.

Nonostante il successo del suo disco, che aveva venduto 2 milioni di copie e per il quale nel 1982 aveva vinto un premio Emmy, Marvin Gaye era tornato nella dipendenza da droghe e nella depressione. Nel 1983 rientrò a vivere con i suoi genitori nella loro casa di Los Angeles

28
Mar

Paolo Nori legge il primo capitolo di Memorie dal sottosuolo. 

28
Mar
Pare che “pain”, dolore in inglese, venga dal latino “poena”, punizione. 

Pare che “pain”, dolore in inglese, venga dal latino “poena”, punizione. 

27
Mar

Rafal Blechacz - Chopin Waltzes, Op.64 N°1 to 3 

ci si potrebbe perdere

(Fonte: youtube.com)

26
Mar

Per chi contempli le stelle

la Luna è un pruno negli occhi



Tommaso Landolfi, Il tradimento
25
Mar

Beckett e Sant’Agostino

«I am interested in the shape of ideas even if I do not believe in them. There is a wonderful sentence in Augustine … “Do not despair: one of the thieves was saved; do not presume: one of the thieves was damned." That sentence had a wonderful shape. It is the shape that matters».

Samuel Beckett su Sant’Agostino 

E a proposito di forme incredibili proprio ieri, anche se non ricordo dove, ho incontrato questa frase di Sant’Agostino «Ama e fai quel che vuoi», ché in latino ha una forma ancora più memorabile, veloce , morbida e consonantica insieme,  «Dilige et quod vis fac».

24
Mar

Nostalgici e cerebrali, quindi deterministi e sovradeterminati

La settimana scorsa - e rimarco il “la”, a rimarcare appunto la mio origine sudista o suddita, comunque non milanese ove la settimana non si articola- sono stato a un, boh, chiamiamolo festival culturale. I due temi che uscivano da ogni incontro, e potevano adoperarli più o meno esplicitamente cantanti, antropologi, critici letterari, letterati, scienziati… insomma i due sottotesti, i due riferimenti principali erano la nostalgia dei bei tempi andati, certo più elitari -se dal punto di vista dell’alto- o più poveri -dal basso- ma più belli, e poi il cervello, il cervello nuovo o iper-dna, con le sue funzioni, ove tutto avviene , “il nostro cervello che non…”, “d’altronde il nostro cervello ci permette …”, alle volte preso alla lettera -come se le neuroscienze non abbondassero di metafora- alle volte come esempio esplicativo di cose complesse, troppo umane per considerarle al di fuori di una sicurezza scientifica.

Insomma, siam nostalgici e cerebrali. 

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