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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà.

9
Feb
tempsperdu:

brooksie:mogadonia:

You have brought peace to my last years.For 69 years I have been frantically searching for myself.And now you tell me that I am a “myth”.What a blessing.Henceforth, I shall disintegrate comfortably in bed with my books, cigarettes, coffee, bread, cheese, and apricot jam.Regards - Louise BrooksLouise Brooks in correspondence with Guido Crepax, 1976.

tempsperdu:

brooksie:mogadonia:

You have brought peace to my last years.
For 69 years I have been frantically searching for myself.
And now you tell me that I am a “myth”.
What a blessing.
Henceforth, I shall disintegrate comfortably in bed with my books, cigarettes, coffee, bread, cheese, and apricot jam.
Regards - Louise Brooks


Louise Brooks in correspondence with Guido Crepax, 1976.

9
Feb

yoko (oh, no...)

simonerossi:

Tre cose che mi vengono in mente ogni volta che penso a Yoko Ono: la faccia di Paul McCartney quando i Beatles suonano Get Back in cima al tetto, e lui che dice “Vattene, torna a casa tua”, e nella canzone si rivolge a questo JoJo che non si è mai capito chi sia, però nel video si vede Paul McCartney che guarda Yoko Ono ogni volta che dice “Torna a casa tua”, e insomma, questa è una cosa. La seconda cosa è una battuta di Daniele Luttazzi: “In un mondo giusto, Mark Chapman avrebbe ucciso Yoko Ono” (Mark Chapman è quello che ha sparato a John Lennon, ma spiegare le battute è come mangiare gli spaghetti al telefono). Terza cosa: l’aneddoto del primo incontro tra l’artistoide giappa Yoko e il non-ancora-Baronetto John. C’è John Lennon che va a una mostra di Yoko Ono perché ehi, sono un musicista, mica un cialtrone di Liverpool. Nell’ultima stanza della mostra di Yoko Ono c’è un bigliettino minuscolo appeso a un filo che pende dal soffitto a cinque metri da terra, e di fianco al filo con il bigliettino c’è un altro filo con appesa una lente d’ingrandimento, e sotto al biglietto e alla lente c’è una scala, e allora John Lennon sale la scala - c’è sempre quell’esilarante e incomprensibile sensazione di conquista quando riusciamo ad arrivare in cima a una scala senza ribaltarci - e prende la lente d’ingrandimento e inquadra il bigliettino, e nel bigliettino c’è scritta una parola: YES. Come l’ultima riga dell’Ulisse di Joyce, il giovane John ha una specie di orgasmo e si innamora perdutamente. Questa era la terza. C’è anche una quarta cosa, ed è la puntata dei Simpson in cui Barney diventa una specie di John Lennon e inizia a uscire con una specie di Yoko Ono, e a un certo punto vanno al bar e lei ordina “una prugna immersa nell’acqua di colonia dentro un cappello da uomo”, e Boe gliela serve senza battere il proverbiale ciglio. Ci sarebbe poi una quinta cosa, un mio amico che sosteneva di essere l’unico a pensare che i Beatles sono stati la rovina di Yoko Ono e non viceversa, ma qua ci addentriamo un po’ troppo nello smanettone.

Ieri sera sono stato alla festa di laurea di un mio amico: vestito da metalmeccanico legato a un palo come San Sebastiano pronto a ricevere imbuti su imbuti di benzina, dottore, dottore, dottore del bucodelcù. In quella specie di orgasmo che precede il vomito, il mio amico neo-psicologo si è ritrovato in mezzo alla pista del circolo e dalle casse veniva fuori un remix tamarrissimo dei MGMT e lui, il mio amico neo-psicologo, un po’ bianco e un po’ verde, ha detto: Solo la musica mi tiene in piedi.

Anche Yoko Ono è  così: è uscita questa intervista in cui si parla del suo nuovo disco che è pieno di remix dance, e non ci si crede, Yoko Ono tunz tunz, e invece basta mettersi d’accordo sul concetto di danza: Mi è sempre piaciuto ballare, dice Yoko, e credo che un musicista debba sempre tenere in considerazione la voglia di movimento del suo ascoltatore. Movimento mentale, danza concettuale, viaggioni fricchettoni. O anche danza fisica, per l’appunto: se ogni tanto parte una cassa in quattro non è per forza un male, soprattutto se ti sei laureato stamattina e sei un po’ bianco e un po’ verde e solo la musica può tenerti in piedi.

Oggi come oggi, Yoko Ono ha un twitter in cui snocciola cagatine haiku francamente imbarazzanti (“Il mondo non ha un ordine lineare, non c’è logica e non c’è illogica. C’è solo un ordine speciale, l’ordine dell’equilibrio o del disequilibrio), si fa remixare dai nuovi Baronetti del tunz tunz (ne conoscessi uno) e poi mette le sue fotografie-con-le-scritte sui taxi di New York, e i taxi di New York vanno in giro a portare i suoi messaggi di peace, love and unity. “Sul taxi il messaggio è sempre in movimento. E’ un po’ come la danza”. Giuro, ha detto anche questo. Il messaggio in movimento, la danza della mente: i taxi. Boh.

Il mio amico neo-psicologo quando dice le verità degli ubriachi ha quantomeno la decenza di andare a vomitare, dopo. Yoko, no.

9
Feb

noiseforairports:

Scratching with cassette tapes. I’ve seen things like this before, but never with such interestingly modified decks/tapes. Linear scratching using the whole cassette and a hacked-in toggle button is pretty neat. See another vid at the via link, or learn more at Alexis “Tapetronic” Malbert’s site.

(via today and tomorrow)

9
Feb

Rital (al plurale ritals) è un termine dell’argot popolare francese che indica una persona italiana o di origini italiane. Esso possiede una connotazione peggiorativa e ingiuriosa. Secondo alcune fonti[ esso deriva dal fatto che, nonostante anni di residenza Oltralpe, gli italiani non riuscivano a pronunciare correttamente la r francese.[…]

Alternativamente a questa origine “fonetica” e rispettosa del termine “rital” si puo’ pensare che, data la connotazione peggiorativa, il termine derivi dalla parola “ritaglio”, vedi anche l’assonanza, nel senso di “vestito di ritagli”, cioè con vestiti rammendati con toppe/pezze, e in linea con la figura della maschera (stereotipo) italiana di Arlecchino.



“Rital”, Italiani di Francia, vestiti di stracci o non abbastanza rotacizzati, lo dice Wiki, che poi cita una canzone di Gian Maria Testa al riguardo, bella, ma senza r né arlecchini.
9
Feb
8
Feb

The first time I entered ChatRoulette—a new website that brings you face-to-face, via webcam, with an endless stream of random strangers all over the world—I was primed for a full-on Walt Whitman experience: an ecstatic surrender to the miraculous variety and abundance of humankind.[…]

The site activates your webcam automatically; when you click “start” you’re suddenly staring at another human on your screen and they’re staring back at you, at which point you can either choose to chat (via text or voice) or just click “next,” instantly calling up someone else. The result is surreal on many levels. Early ChatRoulette users traded anecdotes on comment boards with the eerie intensity of shipwreck survivors, both excited and freaked out by what they’d seen. There was a man who wore a deer head and opened every conversation with “What up DOE!?” A guy from Sweden was reportedly speed-drawing strangers’ portraits. Someone with a guitar was improvising songs for anyone who’d give him a topic. One man popped up on people’s screens in the act of fornicating with a head of lettuce. Others dressed like ninjas, tried to persuade women to expose themselves, and played spontaneous transcontinental games of Connect Four. Occasionally, people even made nonvirtual connections: One punk-music blogger met a group of people from Michigan who ended up driving eleven hours to crash at his house for a concert in New York. And then, of course, fairly often, there was this kind of thing: “I saw some hot chicks then all of a sudden there was a man with a glass in his butthole.” I sing the body electronic.



Sam Anderson del New York Magazine, Is ChatRoulette the Future of the Internet or Its Distant Past?
7
Feb
Ci sono dei ragazzi italiani amici di mio padre che dicono: “Se ci sono troppi stranieri come te, questo non è più il nostro paese”. Per me invece il paese è sempre uguale, perché i posti sono fermi, i paesi sono fermi. (Kumari, 9 anni, Pakistan)

“Mi ha offesa, ci sono abituata” “Gli italiani? Bassi come noi” - Repubblica.it (via addictions)
7
Feb
A me se c’è questa croce e basta non dà fastidio, se però c’è attaccato il morto mi sembra un po’ brutto perché mentre mangi vedi sempre questo Dio che muore e per me non è una cosa bella. (Naima, 7 anni, Marocco)

“Mi ha offesa, ci sono abituata” “Gli italiani? Bassi come noi” - Repubblica.it

(via addictions)

7
Feb
il vernacoliere è praticamente imbattibile
phonkmeister:

Un miracolo buttato

il vernacoliere è praticamente imbattibile

phonkmeister:

Un miracolo buttato

6
Feb

pensierispettinati:

Learco Pignagnoli, autore assenzialista è su Facebook. E’ la prima volta che vien quasi voglia anche a me, di esser su Facebook

mmm, un assenzialista, anzi l’assenzialista per eccellenza che è presente su facebook, mmm, c’è qualcosa che non mi torna

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