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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

16
Ott

XTC - Wrapped in grey, ovverosio sia gli XTC, l’arte, il meta e la meta e pure Freud.

C’è una canzone degli XTC che è qualche tempo, qualche giorno che mi accompagna, e ci son tornato dopo tanti anni. È una sorta di inno alla creatività, un’esortazione a chi ha i mondi dentro a tirarli fuori, a non farsi ingrigire e incartare nel grigio, e come tutti questi slanci, queste sorti di inviti alla positività potrebbe essere, un po’ pure lo è, retorico o caramelloso -“corny” lo chiama lo stesso Andy Partridge, che il pezzo l’ha scritto. Però, però, però sono gli XTC: per dire anche qui, come sempre in questi casi, c’è di mezzo il cuore,il seguire il cuore, il farlo esprimere, solo che qui il cuore è una grande scatola di pitture…, una big box of paints. E poi ci sono “lemuri e pappagalli che popolano il grottesco inconscio” dei sognatori . Insomma non è un invito alla realizzazione, al sii stesso, o altre varianti dove il comportamentismo incontra il sogno americano. È un genuino invito all’esplorazione del proprio unconscious grotesque. Non c’è solo la positività, c’è pure una malinconia, una sinuosità e una doppiezza già nella voce del cantato, c’è una consapevolezza strana pure nello slancio, una consapevolezza di che strano e interessante mondo, e modo sia andare a tirare fuori la creatività. Per dire, a me, ma sarà una mia deformazione e lettura eccessiva, mi ha fatto venire in mente il filosofo Emilio Garroni, che considerava la creatività, l’arte in particolare come il luogo in cui meglio si vede la meta-operatività di noi essere umani, il fatto che nelle nostre azioni, per quanto determinate, c’è sempre dentro anche il possibile, altre azioni possibili, e l’arte è questo possibile, queste azioni al massimo, perché senza scopo, senza meta, anche se apre a tanti e troppi scopi e mete. E il pezzo degli XTC questo senza scopo me l’ha fatto leggere e sentire in maniera più inquieta, più perturbante di altre volte. È che Andy Partridge nel finale gioca proprio con lo scopo, e con la sua assenza, di tutta la canzone e del suo spronarsi: dopo l’invito a svegliarsi ai sognatori, con un tono e una voce a sua volta onirica, come se la presenza a sé e alla vita fosse possibile comunque solo in un certo tipo di mondo, un mondo colorato da se stessi, cioè un mondo agito anche oniricamente, e non solo e sempre fantasticato, quindi dopo tutto ciò, Andy Partridge alla fine mette un verso beffardo, ma a suo modo liberatorio, senza meta appunto. Lui in un’intervista dice che voleva solo sgonfiare ogni possibile pomposità della canzone. Doveva fare un buco in questo pallone. E dice anche che il padre -la creatività sempre con le famiglie ha a che fare, l’originalità con l’origine - che di solito non apprezza le sue cose, al primo ascolto gli stava molto piacendo il pezzo, la sua direzione, finché è arrivato al finale, e lì c’è rimasto male. Il verso è «And in the very least you can stand up naked and Grin» - e alla peggio puoi alzarti nudo e sorridere.

E allora mi viene in mente ora, sempre a proposito di mete -ah, il meta e la meta, quanti mondi -, Freud, più che altro perché l’ho letto ieri sera, ne Il perturbante, quando all’inizio dice, scrive che la psicanalisi si occupa raramente di estetica. E così descrive quegli «strati della vita psichica» che proprio l’arte riguardano, e li chiama «quei moti dell’animo – inibiti nella meta, sfumati e dipendenti da numerosissime costellazioni concomitanti – che costituiscono perlopiù la materia d’indagine propria dell’estetica». Insomma perfino Freud -un Freud abbastanza maturo, un Freud del 1919, che poi in realtà di arte, a suo modo, ha scritto e scriverà tanto - concepisce i “sentimenti dell’arte” come troppo mediati, e sotto troppo influssi, insomma difficili, eppure necessari -si sta per buttare appunto nel perturbante-, sogni complessi e mai diretti.

Insomma, ascoltatevi il pezzo, su buone casse.

(Fonte: youtube.com)

11
Ott

Jacques Ellul

«Oggi grazie alla tecnologia medica possiamo sostituire un cuore, un fegato, un rene. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono questo cuore, questo fegato, questo rene? Ci vogliono organi sani, freschi, in buono stato. E allora c’è una sola fonte: gli accidenti automobilistici. Quindi se vogliamo fare più trapianti, ci vogliono più incidenti. E se diminuiscono gli incidenti, diminuiscono anche i trapianti».

«Quando Hitler è arrivato al potere, si è detto: i tedeschi sono pazzi, sono tutti dalla parte di Hitler. Ma è naturale! Hitler ha fatto scomparire la disoccupazione, ha restituito al marco il suo valore, ha stimolato la crescita economica: come volete che una popolazione disinformata, vedendo realizzarsi simili miracoli, si opponga? Ma i tedeschi avrebbero dovuto porsi una semplice domanda: qual è il prezzo? Cosa pagheremo in cambio di questo progresso economico? E si sarebbero accorti che, effettivamente, tutto questo rischiava di costare molto caro. Questo è tipico delle società moderne. Al contrario, in una società tradizionale questa domanda viene posta sistematicamente. Ovvero: se facciamo questo, se perturbiamo l’ordine stabilito, quanto ci costerà?». 

Jacques Ellul, tramite Eschaton

9
Ott

D’altronde anche Omero

«Di un po’ ma tu chi sei?
Io? Nessuno.
Allora prima diventa qualcuno così ci andiamo in due e li accerchiamo»

Mi sorprende,  in questa serra sonnacchiosa che invece ora mi ritrova un po’ sveglio, con dinanzi, ma in sottofondo, la televisione e il suo film, il suo vecchio film, un mio vecchio film amatissimo fin da bambino, con frasi, immagini e musica che mi ritornano sempre anche ora che vedo il film farsi lento, non arrivare al punto, perdersi un po’ via, mi sorprende da quanto tempo nessuno, il “nessuno”, mi faccia compagnia, sia con me, mi interessi, mi fermi, anche e soprattutto ora che dovrei star scrivendo altro, e invece nessuno ritorna, e così il suo parente niente, così come negli ultimi lunghi tempi sempre più alla mia attenzione. Ma già da bambino mi aveva fulminato con questo Il mio nome è nessuno, che adoravo, mi ci struggevo senza capire per cosa, ma finora non l’avevo mai collegato a questa mia lunga passione -se è possibile- del niente, o forse meglio dire, sì questo legame con il niente e con il nessuno. E di sicuro uno dei primi incontri espliciti, rivelati, è stato in un western bizzarro, bizzarro come l’incontro. 

The Best Of The West Wing

Gli attori scelgono gli episodi migliori.

6
Ott

Oggi, anzi, ora ho scoperto una canzone di Lucio Dalla che non conoscevo, è del periodo d’oro, del secondo periodo d’oro, dopo quello con Roversi, di quello con i mambo o i levare, e i testi che vanno con il ritmo.

Si chiama Angeli. C’è sempre altro da scoprire. Si spera.

(Fonte: youtube.com)

5
Ott
«Com’é venuta nel mondo la ragione? Com’é giusto che arrivasse, in un modo irrazionale, attraverso il caso». «Tutte le cose che vivono a lungo, s’impregnano a poco a poco di ragione, a tal punto che la loro provenienza dall’irrazionale diventa perciò improbabile» Friederich Nietzsche, Aurora

«Un po’ di possibile, sennò soffoco». Gilles Deleuze

Ma gentilmente, anche un po’ di improbabile -alcuni traducono, o leggono “sembra improbabile” la provenienza dall’irrazionale, nella frase di Nietzsche. .
3
Ott
Volevo dire che “Io son fatto così” me lo dici solo se sei il David di Mighelangelo.

(via ilfascinodelvago)
2
Ott

Tuba Conduit - Bill Muter

tutti suoni di tuba, ma soprattutto, che suoni.

(Fonte: youtube.com)

30
Set

Matmos - You, The Marriage of True Minds.

E i Matmos fanno dei pezzi -pure cover - che son sempre loro.


«After opening ripples of piano and percussion, the voice of Carly Ptak (Nautical Almanac) whispers lyrics that announce the theme of the album as a whole: “Telepathy / We want to know …” The song is a deconstructed cover of “You”, originally written by Leslie Weiner and Holger Hiller (of post-punk legends Palais Schaumberg). A sultry and cryptic ode to the mystery of interpersonal communication, “You” exhibits the odd sound design which is a Matmos trademark: the bassline is an amplified rubber band played by Jason Willett (Half Japanese), and the spiky beats are actually the manipulated sound of a tap dancer shuffling on a stone floor. Joining chamber music to tech-house, “You” acts as a primer for the album as a whole that follows it».

(Fonte: youtube.com)

30
Set

A Paris fanno del bel funk, e non solo.

(Fonte: youtube.com)

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