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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

Joseph Stalin e H.G. Wells, l'intervista (del secondo al primo)

H. G. Wells visited the Soviet Union in 1934 and on July 23 he inter­viewed Joseph Stalin. The conversation, lasting from 4 P. M. to 6:50 P. M., was recorded by Constantine Oumansky, then head of the Press Bureau of the Commissariat of Foreign Affairs. The text, as printed in this pamphlet, has been approved by Mr. Wells.

2
Set

The Bealtes - Fool on the hill

Ieri sera c’era in tv un film un po’ stupido, un film sugli stupidi, e sulle cene con loro. Ne ho visto il finale, un po’ stupido, dolciastro, e son stati stupidi ché hanno usato solo qualche secondo di questa canzone su uno stupido su una collina, e allora qui la metto tutta la canzone sullo stupido, preso anche dalla mia stupidità dolciastra e malinconica, ripesando -volevo scrivere ripensando, ma son stupido, e va meglio così- il finale dolce caramellato del film sugli stupidi, che un po’ m’ha preso, stupido me.

(aggiornamento: son così stupido che ho sbagliato il nome dei Beatles, si vede che amo la coerenza)

(Fonte: youtube.com)

25
Ago
Osho Rajneesh, mistico indiano dalla vita turbolenta, diceva una cosa interessante sui cadaveri.
Secondo lui i corpi morti, più che privi di vita, sono privi di morte. Nel senso che, non potendo morire un’altra volta, sono oggetti ormai estranei a quell’imperscrutabile mistero – il mistero della morte, appunto – che attribuisce significato alla nostra vita e a ogni credenza filosofica e religiosa. Se i cadaveri ci fanno orrore è proprio perché rivelano che la morte è una grande finzione (e, di conseguenza, anche la vita).

L’ISIS, ovvero l’HBO dello snuff movie - Wired
12
Ago
beetleinabox:


Édouard Manet, The Grand Canal of Venice, 1875 (Shelburne Museum).
Stanley Cavell writes:

So far as photography satisfied a wish, it satisfied a wish not confined to painters, but the human wish, intensifying in the West since the Reformation, to escape subjectivity and metaphysical isolation – a wish for the power to reach this world, having for so long tried, at last hopelessly, to manifest fidelity to another. And painting was not “freed” – and not by photography – from its obsession with likeness. Painting, in Manet, was forced to forgo likeness exactly because of its own obsession with reality, because the illusions it had learned to create did not provide the conviction in reality, the connection with reality, that it craved.

beetleinabox:

Édouard Manet, The Grand Canal of Venice, 1875 (Shelburne Museum).

Stanley Cavell writes:

So far as photography satisfied a wish, it satisfied a wish not confined to painters, but the human wish, intensifying in the West since the Reformation, to escape subjectivity and metaphysical isolation – a wish for the power to reach this world, having for so long tried, at last hopelessly, to manifest fidelity to another. And painting was not “freed” – and not by photography – from its obsession with likeness. Painting, in Manet, was forced to forgo likeness exactly because of its own obsession with reality, because the illusions it had learned to create did not provide the conviction in reality, the connection with reality, that it craved.

5
Ago

La trottola - Franz Kafka

Un filosofo girovagava sempre dove c’erano bambini a giocare. E quando vedeva un ragazzo con una trottola, si metteva subito in agguato. Appena la trottola girava, il filosofo la inseguiva per prenderla. Che i bambini facessero chiasso e cercassero di allontanarlo dal loro giocattolo non lo preoccupava; se riusciva a prendere la trottola mentre ancora girava, era felice, ma solo un istante, poi la buttava via e se ne andava.

Credeva infatti che la conoscenza di ogni piccolezza, dunque, ad esempio, anche di una trottola che gira, fosse sufficiente a conoscere l’universale. Perciò non si occupava dei grandi problemi; gli pareva antieconomico. Se si conosceva veramente la più piccola piccolezza, allora si conosceva tutto, perciò si occupava soltanto della trottola che girava.

E ogni volta che si facevano i preparativi per farla girare, aveva la speranza che ora gli sarebbe riuscito e, quando la trottola girava, mentre la rincorreva senza fiato la sua speranza diventava certezza, ma poi, quando si trovava in mano quello stupido pezzo di legno, gli veniva male e le grida dei bambini che fino a quel momento non aveva udito e ora invece gli entravano improvvisamente nelle orecchie lo facevano fuggire, e barcollava come una trottola sotto una frusta maldestra.

29
Lug

Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette suonano The Old Country. Eh. Tenere la malinconia pure nel movimento, anche nervoso a volte, che roba.

(Fonte: youtube.com)

17
Lug

Dom La Nena - Ela por Eles remix

15
Lug

(Fonte: youtube.com)

13
Lug

Gramsci, l’avventura, i suoi romanzi e il quotidiano

"nel mondo moderno la questione si colorisce diversamente che nel passato per ciò che la razionalizzazione coercitiva dell’esistenza colpisce sempre più le classi medie e intellettuali, in una misura inaudita; ma anche per esse si tratta non di decadenza dell’avventura, ma di troppa avventurosità della vita quotidiana, cioè di troppa precarietà nell’esistenza, unita alla persuasione che contro tale precarietà non c’è modo individuale di arginamento: quindi, si aspira all’avventura "bella" e interessante, perché dovuta alla propria iniziativa libera contro l’avventura "brutta" e rivoltante, perché dovuta alle condizioni imposte da altri e non proposte". Antonio Gramsci, Letteratura e Vita Nazionale, Einaudi, Torino, pag. 154

10
Lug

Uccide figlio e ‘confessa’ omicidio su tomba, intercettato

CALTANISSETTA, 10 LUG - Davanti alla lapide del figlio che avrebbe ucciso per contrasti economici, dando fuoco al corpo, avrebbe confessato il delitto, accusando la vittima di essere la causa di tutto: “guarda cosa mi hai fatto fare…”, dice non sapendo che sulla tomba i carabinieri di Caltanissetta avevano posizionato una microspia. Protagonista della vicenda Stefano Di Francesco, 63 anni, arrestato da militari dell’Arma per l’omicidio di suo figlio, l’imprenditore di Riesi Piero Di Francesco. Grazie alla microspia gli investigatori hanno raccolto quella che loro ritengono sia una sorta di confessione del padre della vittima che si era recato al cimitero e davanti alla lapide del figlio avrebbe iniziato a parlare come se si rivolgesse al figlio, dicendo “guarda cosa mi hai fatto fare”. Il particolare è stato riferito durante una conferenza stampa nella Procura di Caltanissetta sulle indagini che hanno portato all’arresto di Stefano Di Francesco. (ANSA).

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