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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

17
Lug

Dom La Nena - Ela por Eles remix

15
Lug

(Fonte: youtube.com)

13
Lug

Gramsci, l’avventura, i suoi romanzi e il quotidiano

"nel mondo moderno la questione si colorisce diversamente che nel passato per ciò che la razionalizzazione coercitiva dell’esistenza colpisce sempre più le classi medie e intellettuali, in una misura inaudita; ma anche per esse si tratta non di decadenza dell’avventura, ma di troppa avventurosità della vita quotidiana, cioè di troppa precarietà nell’esistenza, unita alla persuasione che contro tale precarietà non c’è modo individuale di arginamento: quindi, si aspira all’avventura "bella" e interessante, perché dovuta alla propria iniziativa libera contro l’avventura "brutta" e rivoltante, perché dovuta alle condizioni imposte da altri e non proposte". Antonio Gramsci, Letteratura e Vita Nazionale, Einaudi, Torino, pag. 154

10
Lug

Uccide figlio e ‘confessa’ omicidio su tomba, intercettato

CALTANISSETTA, 10 LUG - Davanti alla lapide del figlio che avrebbe ucciso per contrasti economici, dando fuoco al corpo, avrebbe confessato il delitto, accusando la vittima di essere la causa di tutto: “guarda cosa mi hai fatto fare…”, dice non sapendo che sulla tomba i carabinieri di Caltanissetta avevano posizionato una microspia. Protagonista della vicenda Stefano Di Francesco, 63 anni, arrestato da militari dell’Arma per l’omicidio di suo figlio, l’imprenditore di Riesi Piero Di Francesco. Grazie alla microspia gli investigatori hanno raccolto quella che loro ritengono sia una sorta di confessione del padre della vittima che si era recato al cimitero e davanti alla lapide del figlio avrebbe iniziato a parlare come se si rivolgesse al figlio, dicendo “guarda cosa mi hai fatto fare”. Il particolare è stato riferito durante una conferenza stampa nella Procura di Caltanissetta sulle indagini che hanno portato all’arresto di Stefano Di Francesco. (ANSA).

4
Lug
Al lavoro, anzi ai lavori. 

Al lavoro, anzi ai lavori. 

30
Giu

Erasmo e la guerra: bellum, perché non ha nullo di bello, o da belve.

Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello; la guerra è «bellum» nello stesso senso in cui le Furie sono le «Eumènidi». Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.

Erasmo da Rotterdam

25
Giu

La seduta di registrazione ad Abbey Road di Alfie, di Burt Bacharach, con Cilla Black -giro Beatles-, e George Martin a sovrintendere. Fatta con l’orchestra tutta dal vivo.

(Fonte: youtube.com)

24
Giu

Tomi Um, Che farò senza, la storia di Orfeo e Euridice, bellissime serigrafie, un libro che diventa una lunga striscia di 3 metri e 50. L’ho vista e comprata l’altra giorno al festival crack. 

24
Giu

Bambini, anzi bambine

Ieri al mare una bambina di 4 anni m’ha detto prima che ero vecchietto, mentre sarei invece giovane, poi mi ha chiesto Ma tu l’hai mai trovata una persona proprio identica a te? Al che, sorpreso, le ho chiesto Ma intendi, intendi uno proprio identico a me? e mentre lo dicevo ragionavo che in effetti no, non l’avevo mai incontrato, e così dopo la domanda gliel’ho detto, No. Poi, per capire che intendesse, gliel’ho chiesto io a lei se avesse mai incontrato una persona proprio identica a lei. Sì, mi ha detto, si chiama G., che poi è il suo stesso nome. E al che un po’ pensavo di aver capito cosa intendesse. Ma la madre le fa, ma G. chi?, tua cugina -invento, comunque una G.  a lei prossima e ben nota- ché conosciamo solo lei di altra G. No, dice la bambina G., non lei, non lei. Al che io ho pensato che la bambina G. o avesse incontrato davvero qualcuno identico a lei oppure avesse incontrato se stessa. Non so ancora decidermi, e ripensandoci mi vien solo da pensare che mi inquietava la madre che usava il plurale quando parlava della figlia, che era sempre e soprattuto anche per la figlia, al posto suo. 

Poi oggi invece mentre guidavo dinanzi a me ho visto nel dietro di una Smart due bambine un po’ più grandi, otto nove anni, di una si vedevano solo i capelli, l’altra invece era di sbieco, e spesso guardava indietro. Sembrava come i cani che ti guardano dal retro delle macchine appunto, solo che questo retro era piccolissimo, strettissimo e loro più schiacciate dei cani, che di solito si schiacciano da soli contro il vetro. Penso sia anche illegale tenere due bambine lì, e soprattutto pericoloso, stupido, idiota, cretino, e mi sono un po’ incazzato, ma più che altro ero sorpreso e incuriosito. Poi ho pensato che ero esagerato, forse le bambine lo prendevano come un gioco divertente, una volta  da bambino ero stato in una macchina dove eravamo sei sette bambini e un adulto che guidava, e me lo ricordo ancora come una delle poche cose da raccontare della mia infanzia, una delle cose belle e avventurose. Ma poi la bambina che guardava indietro guardava triste, spaesata e perplessa, con le ginocchia fra le mani, attaccata o quasi al vetro e niente, mi son detto che non avevo pregiudizi, era proprio una cosa stupida, e ho provato a superare la macchina per guardare in faccia i due adulti davanti, ‘sti cretini pensavo mentre li intravedevo, che poi eravamo anche in un quartiere molto borghese, ricco e fascista di Roma, e quindi mi venivano  in mente degli stereotipi ma l’unico stereotipo vero, anzi non è nemmeno uno stereotipo perché non è molto diffuso, è più che altro una mia sensazione che mi par vera, a me, è che questo quartiere e i genitori li distruggono ai ragazzini, li costringono a dei ruoli idioti, codificati come in pochi altri quartieri, c’hanno pure un nome per quelli del quartiere, e li costringono a degli estremi per interpretarli questi ruoli, e niente non dico che tutto mi tornava, ma queste ragazzine tutte schiacciate erano beh più che una metafora -e io pure amo le metafore-, un simbolo, ma erano due ragazzine schiacciate dalla famiglia, dai grandi, in una macchina, una macchina che io associo, mi spiace per i possessori, a certi mondi, a certe idiozie, una macchina idiota anche se in effetti ha senso, è comoda per la città perché è piccola, immagino sia proprio comoda, ci trovi sempre parcheggio, o almeno spesso, ora la usano anche le compagnie che ti affittano le macchine a tempo, una macchina proprio comoda quindi, anche se sempre un po’ idiota come simbolo, molto comoda, solo che da due persone, ci stanno due persone, idioti o meno, non di più, e senza spazio dietro per metterci due bambini o bambine o altri, che se ce li metti li schiacci, e non è bello schiacciare le persone. Comunque poi non l’ho raggiunta la macchina e non ho visto le facce dei due adulti, han cambiato strada e ci ho anche pensato a seguire la macchina, ma ho detto bah, e mi è spiaciuto ancora per le bambine. 

20
Giu

Simone: Ho trovato poesie in forma di rosa in pdf

Io: dove l’hai trovato?

S: cercando a caso 

Io: il caso è il migliore amico della ricerca

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