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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

27
Set

Enzo Siciliano, L’isola: scritti sulla letteratura siciliana

Enzo Siciliano, L’isola: scritti sulla letteratura siciliana

(Fonte: books.google.it, via consquisiteparole)

'West Wing' 15th Anniversary: Read THR's 1999 Review - Hollywood Reporter

La recensione di 15 anni fa -esattamente ieri- della prima puntata di West Wing. Qui invece la recensione, anzi la stroncatura, che ne fece il New York Times. Roba da “quasi-intelligent”, promessa non mantenuta, e comunque  cultura media che si vuole alta -middlebrow. Sarà. 

22
Set
Marzabotto o Montesole? 
Da oggi fino a venerdì, alle 19.45 dopo Hollywoodparty, c’è un mio audiodocumentario su Radio 3, con musiche annesse. 
Cosa è successo nella valle di Marzabotto nei 70 anni successivi alla strage nazista  in cui l’esercito tedesco ha ucciso 800 e più persone, praticamente tutti?  In pratica non è successo niente nei luoghi e per i luoghi. I colli, i monti e i casolari son abbandonati, ma il niente, e l’annientamento, napalm compreso, possono poi generare qualcosa, in questo caso di tutto: cimiteri per gli animali e camping nudisti fatti proprio dove hanno ammazzato molte persone,  progetti di fare campi da tennis, l’arrivo dell’A1, le lotte fra PCI e chiesa per la memoria, un parco storico naturalistico, i cippi dei familiari abbattuti a favore del sacrario ufficiale… A parlare e raccontare sono tre  sopravvissuti alla strage, le loro famiglie, e le persone delle associazioni che si sono date da fare per far rivivere quei posti, e farli ricordare - la strage per capirci non è avvenuta a Marzabotto, ma in più di cento posti, molti su Montesole, e per decenni dimenticati.  
Qui ci saranno i podcast

Marzabotto o Montesole? 

Da oggi fino a venerdì, alle 19.45 dopo Hollywoodparty, c’è un mio audiodocumentario su Radio 3, con musiche annesse. 

Cosa è successo nella valle di Marzabotto nei 70 anni successivi alla strage nazista  in cui l’esercito tedesco ha ucciso 800 e più persone, praticamente tutti?  In pratica non è successo niente nei luoghi e per i luoghi. I colli, i monti e i casolari son abbandonati, ma il niente, e l’annientamento, napalm compreso, possono poi generare qualcosa, in questo caso di tutto: cimiteri per gli animali e camping nudisti fatti proprio dove hanno ammazzato molte persone,  progetti di fare campi da tennis, l’arrivo dell’A1, le lotte fra PCI e chiesa per la memoria, un parco storico naturalistico, i cippi dei familiari abbattuti a favore del sacrario ufficiale… A parlare e raccontare sono tre  sopravvissuti alla strage, le loro famiglie, e le persone delle associazioni che si sono date da fare per far rivivere quei posti, e farli ricordare - la strage per capirci non è avvenuta a Marzabotto, ma in più di cento posti, molti su Montesole, e per decenni dimenticati.  

Qui ci saranno i podcast

21
Set

ballano senza gravità, o non so come si dica, appesi lungo una parete. Son movimenti che uno conosce, ma che son anche diverso, più fluidi, con meno attrito, o con un diverso attrito, e diverse difficoltà.

(Fonte: youtube.com)

18
Set

Attrito

 «Siamo giunti su una lastra di ghiaccio dove manca l’attrito, e perciò le condizioni sono in certo senso ideali, ma appunto per questo non possiamo muoverci. Vogliamo camminare; dunque abbiamo bisogno dell’attrito. Torniamo sul terreno scabro!»  Ludwig Wittgenstein, Ricerche Filosofiche, § 107. 

Il ghiaccio e l’ideale -della logica, della filosofia-, che qui sembrerebbe stare per lo stra-ordinario, o per la negazione dell’ordinario che la filosofia e le sue bizzarre aspirazioni portano con sé, improvvisamente, proprio oggi lo vedo come , e anche, l’ordinario, un ordinario sclerotizzato, nel senso dell’abitudine, il liscio, scivoloso, ripetersi delle cose, senza eventi, il ghiaccio come poca presenza di sé - «Forse un mattino andando in un’aria di vetro» -, come poca realtà, o realtà distorta, tenuta sotto, trasfigurata al ribasso o al noto, non vissuta -ecco forse il legame fra straordinario e abitudine, il tentativo di sublimare e superare ed evitare e uccidere un reale vivo. Mentre l’attrito -bisogna sempre essere in 2 per fare attrito- è appunto una realtà reale, scheggiata, scabra, incrinata, che richiede presenza ed equilibrio, che richiede e permette movimenti, non straordinari, ma reali, che non dipendono solo da noi, da me. Evviva l’attrito, anche  se difficile.

18
Set
cinephiliabeyond:

Alfred Hitchcock’s North by Northwest as you’ve never seen it before.

Even though it was early October, the climate was like a sweltering desert. This was one of the only times Hitch wore short sleeves on the set. For three days, poor Cary ran with a stunt plane swooping down at him or so it would seem. As nobody would think of putting Cary Grant in the position of getting decapitated by a plane some trick photography was used. I feel like a traitor telling you this but first the crew shot a swooping plane from a ditch and then, later, Cary was shot on a sound stage jumping into a fake ditch with the plane footage on a process screen behind him. —Eva Marie Saint

cinephiliabeyond:

Alfred Hitchcock’s North by Northwest as you’ve never seen it before.

Even though it was early October, the climate was like a sweltering desert. This was one of the only times Hitch wore short sleeves on the set. For three days, poor Cary ran with a stunt plane swooping down at him or so it would seem. As nobody would think of putting Cary Grant in the position of getting decapitated by a plane some trick photography was used. I feel like a traitor telling you this but first the crew shot a swooping plane from a ditch and then, later, Cary was shot on a sound stage jumping into a fake ditch with the plane footage on a process screen behind him. —Eva Marie Saint

Ruggero Savinio: Io, "figlio di" e "nipote di" ho ereditato le loro ossessioni - Repubblica.it

"Già, le ombre. Lo zio diceva: scurisci, scurisci, c’è sempre tempo per schiarire. È il tratto saturnino che mi ha spinto verso l’oscurità e il disfarsi della materia. Solo ciò che muore può reclamare di essere stato vivo, di avere avuto una storia e un luogo, da cui nascere. E se mi volto indietro mi penso come quei "nati sotto Saturno" che nella lieve malinconia e infelicità si sono dedicati, anima e corpo, al farsi dell’immagine. Per abitarla ed esserne abitati

10
Set

È impressionante, meglio, mi impressiona tanto come una bossa, questa bossa pure molto ironica, cantata e sentita in un momento di slancio, allegria chiamiamola, beh la accompagni questa allegria, possa spingerla anche oltre. E invece in momenti immalinconiti o nostalgici ci si può appoggiare sopra, sdilinquircisi su questa musica, cullare un po’ della propria tristezza.

Non credo valga solo per questa bossa, o sole per le bosse, pur particolarmente adatte perché particolarmente doppie, ma per la musica in genere, che è sì sempre o spesso un ricatto emotivo - Fellini da qualche parte diceva quanto la temesse, quanto fosse spaventato da questa potenza evocativa-, ma evidentemente l’emotività umana è capace di riflettere quello che vuole in quello che vuole, o almeno molto di quello che vuole, contro ogni idea semplice di empatia, rispecchiamenti, riflessi automatici, attivazioni neuronali.

E però la musica porta molto, forse più di altre esperienze o arti, in alcuni di questi stati proiettivi, e così rischiamo come al solito di avere a che fare sempre con noi stessi, con i nostri di sentimenti, non sempre una bella compagnia o almeno non facile

(Fonte: youtube.com)

Joseph Stalin e H.G. Wells, l'intervista (del secondo al primo)

H. G. Wells visited the Soviet Union in 1934 and on July 23 he inter­viewed Joseph Stalin. The conversation, lasting from 4 P. M. to 6:50 P. M., was recorded by Constantine Oumansky, then head of the Press Bureau of the Commissariat of Foreign Affairs. The text, as printed in this pamphlet, has been approved by Mr. Wells.

2
Set

The Bealtes - Fool on the hill

Ieri sera c’era in tv un film un po’ stupido, un film sugli stupidi, e sulle cene con loro. Ne ho visto il finale, un po’ stupido, dolciastro, e son stati stupidi ché hanno usato solo qualche secondo di questa canzone su uno stupido su una collina, e allora qui la metto tutta la canzone sullo stupido, preso anche dalla mia stupidità dolciastra e malinconica, ripesando -volevo scrivere ripensando, ma son stupido, e va meglio così- il finale dolce caramellato del film sugli stupidi, che un po’ m’ha preso, stupido me.

(aggiornamento: son così stupido che ho sbagliato il nome dei Beatles, si vede che amo la coerenza)

(Fonte: youtube.com)

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