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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

21
Mar

Fiona Apple & Jon Brion - After You’ve Gone

primavera

(Fonte: youtube.com)

20
Mar

Beck - Everybody’s Got To Learn Sometime (di J. Gibson)

Change your heart
Look around you

Change your heart
It will astound you

I need your lovin’
Like the sunshine

And everybody’s gotta learn sometime
Everybody’s gotta learn sometime
Everybody’s gotta learn sometime…

'I stole from Stefan Zweig': Wes Anderson on the author who inspired his latest movie - Telegraph

«So much of his work is written from the point of view of someone who’s quite innocent and is entering into kind of darker territories, and I always felt that Zweig himself was a more reserved person who was exploring things in his work that he was drawn to but that weren’t his own experiences. In fact, the truth seems to be completely the opposite. He seems to be somebody who more or less tried everything along the way».

«Vienna — the environment he grew up in was so — I guess, art was the centre of his own activity, and it was also the popular thing. One detail that I remember from The World of Yesterday is that the daily newspapers they got each morning had poetry and philosophical writings» .

8
Mar

Big Data, Borges e la scienza e la ripetizione. Di David Byrne

«The faith part of science—the belief that there are underlying laws and explanations—will possibly be abandoned if we adopt big data as a guide to the universe. One doesn’t need to know why the apple falls from a tree at a specific rate (the law of gravity). One only needs to see that that is what always happens, accept that fact, and log in that in such and such a situation, that is what will happen—the apple will fall. That there is a law that can be applied to predict that and to even predict how apples will fall on Mars is irrelevant—when you have infinite data you don’t need to know the why of anything.

Then you get into a situation like the Jorge Luis Borges story about the ultimate map that describes a place perfectly in every detail— a map which, of course, ends up being as big as the area it describes. We’re heading to a point where the amount of data will eventually equal the amount of stuff in the world; a one to one correspondence. Everything is being watched, mapped and analyzed—the data is hoarded, but only analyzed in a funky kind of way. Parallel processing of data sometimes produces some surprising connections when seemingly unrelated clumps of data are mashed together: the people who buy new phones immediately might be revealed, when their data are cross-referenced, to be the very same people who wear synthetic knits. A marketing opportunity is born! But what is the underlying cause of that connection? Is there even a reason? Who cares! We can now more efficiently market certain clothes to phone buyers. No one needs to know why anything happens ever again.

[…]

From Corey Doctorow (via Boing Boing)

The Chicago Police Department has ramped up the use of its “predictive analysis” system to identify people it believes are likely to commit crimes. These people, who are placed on a “heat list,” are visited by police officers who tell them that they are considered pre-criminals by CPD, and are warned that if they do commit any crimes, they are likely to be caught.

[…]

Science believes in a world where time is linear, though the laws of the universe predict that certain things will recur. Apples will fall from trees. But science doesn’t believe that the same apple will fall from the same tree more than once. One wonders if when the machines take over, will we truly see an end to science and the birth of a world that is—as the Hindu’s, Maya and many other have described it—an endless eternal loop of history playing itself out and then repeating over and over forever? Everything that happens simply a repetition of something that has happened before.» 

David Byrne 

5
Mar

Io comunque quando sento parlare di Dudù di qui Dudù di là, beh io di solito penso a questo. 

1
Mar

Jim O’Rourke - Viva Forever (di Andres Damian)

sentitela, davvero

e poi leggete qui sotto

e pensate -l’avete sentito? primum vivere, deinde filosofare- che è una cover delle Spice Girls, e si sa, ‘sti giochini della cover intensa, sensata, che porta in altro genere il poppaccio è un’idea vecchia, da serata con gli amici a veri e propri format fra youtube e la compilation -ah, la rete, compilation di compilation sfatte- ma questo pezzo del signor Rourke a me sembra prima di tutto un pezzo, non una cover, non è ammiccante, sembra vero di un vero che molte cover o meglio rifacimenti non sanno essere -caro signor O’Rourke anche il tuo album su Bart Bacharach e i cantanti giapponesi non sempre riesce.

Insomma questo è proprio un bel pezzo a sé, a partire da un altro, che non è roba da tutti.

1
Mar
Lo strumento che Wolfson si fabbrica per impedire all’inglese di raggiungere le sue orecchie è una radiolina a transistor, sintonizzata su programmi in lingua non inglese, su cui è stato fissato col nastro adesivo la testina di uno stetoscopio. Un protowalkman. Se qualcuno gli rivolge la parola in inglese, Louis – gli auricolari dello stetoscopio conficcati nelle orecchie – aumenta il volume della radiolina. Al degenerare delle sue condizioni, trascorre molto tempo in diversi ospedali psichiatrici, subisce l’elettroshock, evade, è nuovamente ricoverato. Affidato alla tutela della madre, Rose Brooke, nel 1970 pubblica in francese per Gallimard Le Schizo et les langues (con prefazione di Gilles Deleuze), dove descrive il suo «procedimento» di purificazione (un tentativo di smaltimento totale) di quella sostanza patogena che è la lingua inglese.

Delirio linguistico dell’uomo che odiava sua madre : minima&moralia (via elreloj)

(via elreloj)

24
Feb
Da questa sera  fino a venerdì  va in onda un mio audiocumentario su Radio3, alle 8 meno un quarto di sera, cinque puntate da un quarto d’ora.  È la storia di cinque famiglie che han deciso di educare da sé i propri figli, e han costruito così una scuola con due madri che fanno le maestre agli 8 bambini e una partecipazione di tutti gli altri genitori. Hanno tentato di seguire l’infanzia, le sue richieste, cercando il più possibile di non castrare i bambini, con esiti anche difficili, senza troppo paura del legame fortissimo che si instaura con i figli, ma che pure rivendicano.  Le loro voci raccontano come sono arrivati dalla città  a vivere sull’Appennino bolognese, come si sono trovati e riconosciuti, e poi ancora i litigi fra loro e le difficoltà  nel fare scuola ai propri figli, ché, mi permetto una considerazione mia, la prima infanzia non è un luogo chiaro, ché tutti non a caso dimentichiamo in gran parte, e provare a seguirla spesso confonde e porta a perdersi.
Qui da domani trovate i podcast 

Da questa sera  fino a venerdì  va in onda un mio audiocumentario su Radio3, alle 8 meno un quarto di sera, cinque puntate da un quarto d’ora.  È la storia di cinque famiglie che han deciso di educare da sé i propri figli, e han costruito così una scuola con due madri che fanno le maestre agli 8 bambini e una partecipazione di tutti gli altri genitori. Hanno tentato di seguire l’infanzia, le sue richieste, cercando il più possibile di non castrare i bambini, con esiti anche difficili, senza troppo paura del legame fortissimo che si instaura con i figli, ma che pure rivendicano.  Le loro voci raccontano come sono arrivati dalla città  a vivere sull’Appennino bolognese, come si sono trovati e riconosciuti, e poi ancora i litigi fra loro e le difficoltà  nel fare scuola ai propri figli, ché, mi permetto una considerazione mia, la prima infanzia non è un luogo chiaro, ché tutti non a caso dimentichiamo in gran parte, e provare a seguirla spesso confonde e porta a perdersi.

Qui da domani trovate i podcast 

24
Feb
AP: [laughing] That is a very Italian-interview question! That’s the sort of thing they do — they spend a quarter of an hour, saying, [Italian accent] “And I feel like-a you are saying … the metaphor of the … the allegory and … the way you are expressing it” — and then there’s a big gap after that, and all you can say is, “Yep! Ya got it, Luigi.” They’re notorious for those kinds of questions.

Chalkhills: XTCFans: Andy’s Take: “Love on a Farmboy’s Wages”

AP sarebbe Andy Partridge, degli Xtc.

22
Feb
l’intellettuale per mangiare deve integrarsi, perché altrimenti come campa? Ma se si integra l’artista ce l’abbiamo nel culo

Nostalgia e genìa, eudemonico

A me questa distinzione* mi fa pensare a che debba fare allora l’artista intellettuale o l’intellettuale artista, e penso a, beh, i miei amori, da Savinio a Wittgenstein ad altri più reali, e la domanda mi rimane, ma anche un augurio, che non so esprimere, per quelli fra logos ed espressione, fra integrazione -che è una delle forme comprensione- e il delirio, l’andar fuori dai solchi- questa pare l’etimo appunto del “delirio”


*la disse De André, che pure non mi fa impazzire, e la disse in modo sbrigativo, ma è una bella e difficile definizione dei due ruoli, se non diventa troppo autocompiaciuta-.

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