di Daniele Benati
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Abbiamo parlato subito del suo stile, uno stile che si basa su una ossessione del ritmo quasi maniacale (“Se il ritmo si spezza”, ha detto Bernhard, “tutto il resto è kaputt”), e su una continua ripetizione dei concetti che produce l’effetto di un andamento a spirale, piuttosto che quello di una consequenzialità lineare, come in genere accade nel romanzo. Bernhard ha poi aggiunto che vi era uno stretto legame fra il suo stile letterario e il suo stile di vita, e che il primo era l’autentico prodotto del secondo, e che se non avesse deciso di vivere in quel modo, e cioè di rifiutando praticamente qualunque tipo di legame, egli non sarebbe mai stato lo scrittore che era diventato. Bernhard, a questo punto, ha usato una parola che ricorre in molti dei suoi testi: Rucksichtslosigkeit. Questa parola significa spregiudicatezza, intransigenza, mancanza di riguardi per chicchessia, implacabilità. Ma significa anche volontà di definire il mondo attraverso un’idea, e in questo senso rispecchia perfettamente il tipo di attualità intellettuale che caratterizzava sia Bernhard che i suoi personaggi (in genere studiosi inconcludenti che si ritirano in un luogo isolato, dove sperano di portare a termine un’opera, che al contrario, non riusciranno nemmeno ad iniziare).