E Hoover che trasforma l’attore James Cagney da simbolo del gangster a prototipo del “g-man”, anticipando l’ambiguità che anni dopo avrebbe ammantato la figura dello stesso Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan, non fa che riassumere il segreto della seduzione pubblica operata dal cinema: l’unione in una sola icona di sovversione e legalità, la resistenza a ogni forma di racconto di una realtà in cui violenza e repressione sono intrecciate.
Roberto Manassero, recensione di J. Edgar
Cinema, sovversione e legalità