RSSArchive

non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà.

20
Sep
«C’è questo manifesto, in giro per Roma che mi fa impazzire. E’ tutto nero, ha una coccarda tricolare di lato, ha una grafica vagamente nazi, e uno slogan irenico – “Ciao ragazzi”. – a metà strada fra la retorica D’Annunziana a Maria De Filippi. Quando l’occhio corre alla firma ti immagini di trovarci una fiamma di qualche tipo (Azione Giovani è più sobria e meno retorica) qualche runa o qualche celtica della destra radicale (chessò, la testuggine corazzata di Casapound) e invece scopri che a mettre insieme questo poster sono stati quei geni del Partito Democratico.
Non è Cuori neri, dunque, ma la mozione Franceschini, e il suo proconsole Roberto Morassut.
Il che mi fa pensare due cose: se anche iconograficamente la comunicazione del Pd sembra una brutta copia di quella della destra, vuole dire che c’è qualcosa che non va. La seconda: il fatto peggiore, nelle sbrodolature di retorica patria che ci siamo subiti, è questo uso inflattivo e mistificatorio del termine “ragazzi”. Se muoiono quelli della Thyssen sono “operai”. Se muoiono dei giovani stranieri sono “extracomunitari”. Se muoiono dei soldati diventano magicamente “ragazzi”. Ed ovviamente è curioso che la più virile e caratterizzata delle professioni venga magicamente trasfigurata nell’idillio dell’indistinto: “Ragazzi”, come se fossero appena usciti da scuola. Ovviamente è anche un modo per mancare di rispetto, a dei volontari morti in guerra.
Ci sarebbe molto da dire, invece, se si partisse dalla banale constatazione che si tratta di “soldati”, e non di fanciullini fuggiti al tempo pieno e ai grembiulini della Gelmini. Che la missione di guerra travestita da missione di pace, per esempio, proprio non va (sia per i pacifisti che per i guerrafondai). Che in Afghanistan ci sono altre stragi di “ragazzi” (afghani) che noi non raccontiamo (e per questo non capiamo). Che di questa guerra abbiamo un’immagine falsa e manipolata. Ecco perchè ha fatto bene Il Riformista a pubblicare la foto del piede disossato nella pozza di sangue vicino al carro armato. Sarà cruda, sarà brutale. Ma almeno si capisce che cosa è una guerra.»Luca Telese

«C’è questo manifesto, in giro per Roma che mi fa impazzire. E’ tutto nero, ha una coccarda tricolare di lato, ha una grafica vagamente nazi, e uno slogan irenico – “Ciao ragazzi”. – a metà strada fra la retorica D’Annunziana a Maria De Filippi. Quando l’occhio corre alla firma ti immagini di trovarci una fiamma di qualche tipo (Azione Giovani è più sobria e meno retorica) qualche runa o qualche celtica della destra radicale (chessò, la testuggine corazzata di Casapound) e invece scopri che a mettre insieme questo poster sono stati quei geni del Partito Democratico.

Non è Cuori neri, dunque, ma la mozione Franceschini, e il suo proconsole Roberto Morassut.

Il che mi fa pensare due cose: se anche iconograficamente la comunicazione del Pd sembra una brutta copia di quella della destra, vuole dire che c’è qualcosa che non va. La seconda: il fatto peggiore, nelle sbrodolature di retorica patria che ci siamo subiti, è questo uso inflattivo e mistificatorio del termine “ragazzi”. Se muoiono quelli della Thyssen sono “operai”. Se muoiono dei giovani stranieri sono “extracomunitari”. Se muoiono dei soldati diventano magicamente “ragazzi”. Ed ovviamente è curioso che la più virile e caratterizzata delle professioni venga magicamente trasfigurata nell’idillio dell’indistinto: “Ragazzi”, come se fossero appena usciti da scuola. Ovviamente è anche un modo per mancare di rispetto, a dei volontari morti in guerra.


Ci sarebbe molto da dire, invece, se si partisse dalla banale constatazione che si tratta di “soldati”, e non di fanciullini fuggiti al tempo pieno e ai grembiulini della Gelmini. Che la missione di guerra travestita da missione di pace, per esempio, proprio non va (sia per i pacifisti che per i guerrafondai). Che in Afghanistan ci sono altre stragi di “ragazzi” (afghani) che noi non raccontiamo (e per questo non capiamo). Che di questa guerra abbiamo un’immagine falsa e manipolata. Ecco perchè ha fatto bene Il Riformista a pubblicare la foto del piede disossato nella pozza di sangue vicino al carro armato. Sarà cruda, sarà brutale. Ma almeno si capisce che cosa è una guerra.»
Luca Telese

Page 1 of 1