«C’è questo manifesto, in giro per Roma che mi fa impazzire. E’ tutto nero, ha una coccarda tricolare di lato, ha una grafica vagamente nazi, e uno slogan irenico – “Ciao ragazzi”. – a metà strada fra la retorica D’Annunziana a Maria De Filippi. Quando l’occhio corre alla firma ti immagini di trovarci una fiamma di qualche tipo (Azione Giovani è più sobria e meno retorica) qualche runa o qualche celtica della destra radicale (chessò, la testuggine corazzata di Casapound) e invece scopri che a mettre insieme questo poster sono stati quei geni del Partito Democratico.
Non è Cuori neri, dunque, ma la mozione Franceschini, e il suo proconsole Roberto Morassut.
Il che mi fa pensare due cose: se anche iconograficamente la comunicazione del Pd sembra una brutta copia di quella della destra, vuole dire che c’è qualcosa che non va. La seconda: il fatto peggiore, nelle sbrodolature di retorica patria che ci siamo subiti, è questo uso inflattivo e mistificatorio del termine “ragazzi”. Se muoiono quelli della Thyssen sono “operai”. Se muoiono dei giovani stranieri sono “extracomunitari”. Se muoiono dei soldati diventano magicamente “ragazzi”. Ed ovviamente è curioso che la più virile e caratterizzata delle professioni venga magicamente trasfigurata nell’idillio dell’indistinto: “Ragazzi”, come se fossero appena usciti da scuola. Ovviamente è anche un modo per mancare di rispetto, a dei volontari morti in guerra.
Ci sarebbe molto da dire, invece, se si partisse dalla banale constatazione che si tratta di “soldati”, e non di fanciullini fuggiti al tempo pieno e ai grembiulini della Gelmini. Che la missione di guerra travestita da missione di pace, per esempio, proprio non va (sia per i pacifisti che per i guerrafondai). Che in Afghanistan ci sono altre stragi di “ragazzi” (afghani) che noi non raccontiamo (e per questo non capiamo). Che di questa guerra abbiamo un’immagine falsa e manipolata. Ecco perchè ha fatto bene Il Riformista a pubblicare la foto del piede disossato nella pozza di sangue vicino al carro armato. Sarà cruda, sarà brutale. Ma almeno si capisce che cosa è una guerra.»
Luca Telese