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non fatti, ma artefatti

«non lo appunto per ricordarlo dopo, lo appunto per ricordarlo ora». Discarica di se non la realtà, che ha anche twitter.

18
Maggio

Volevo fare due considerazioni sui manifesti di questa campagna elettorale. Mi è sembrato che ce ne fossero molti meno, e che ci fosse in genere molto meno abusivismo, almeno nel centro storico di Palermo. Niente del genere, per dire. Non so come mai, ma così mi pare. Un mese prima delle elezioni è scattata la regola che negli spazi commerciali non potessero esserci manifesti elettorali, né facce sui manifesti, e quindi tutta la cosa (anche perché fino a poco tempo fa manco si sapeva che Orlando si candidasse, per dire, né le liste erano così avanzate, evidentemente) è stata molto contenuta. All’inizio è comparso qualche manifesto con faccione di gente che manco scriveva il partito (“io intanto mi candido, e poi si vede”). Poi quasi basta, forse perché comunque i partiti di centrodestra non avevano alcun interesse a vincere queste amministrative (“ora la patata bollente ve la prendete voi”).

Ma la cosa più interessante sono i manifesti di questi ultimi 15 giorni, quelli del ballottaggio. A Palermo sono comparsi dei manifesti bianchi, senza simboli o nomi, in cui c’è scritto solamente: “I palermitani che non stanno a guardare. Dal 21 maggio”. Evidente a tutti che si tratti di manifesti di Orlando, ma di un’evidenza tutta in sottrazione, e che dà l’idea dello strapotere di questo personaggio a Palermo. Non ho neanche bisogno di mettere il mio nome: lo sapete già. E non mettendo il nome, ma invadendo la città - e dunque anche gli spazi commerciali, che in questo modo posso utilizzare -, sono ovunque.



Via Rigattieri (continua seguendo il link)
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